James Cook, The Journals of Captain James Cook on his Voyage of Discovery. The voyage of the Resolution and Discovery, Anderson's Journal, 1776/1780

[...] Le donne Owhyee sono obbligate a to­gliersi gli incisivi alla morte dei capi e del mari­to. Per esse, come per le donne di Otaheite, vige la stretta proibizione di bere "ava" e di mangiare maiale e banane mature, e, quando erano a bordo delle navi con noi, non toccava­no mai maiale o banane mature se non in pri­vato e di soppiatto, ma allora mangiavano di buon appetito sia dell'uno sia delle altre e ne sembravano molto ghiotte; si nutrono soprat­tutto di pesce crudo e di radici, nel mentre che i pennuti non sono loro proibiti. Non mangia­no mai in compagnia degli uomini. Alla morte dei loro congiunti si bruciano le braccia facen­dovi cerchi come le donne delle isole degli Amici [Tonga].
[...] Non siamo ancora stati in grado di scopri­re se i loro matrimoni siano resi permanenti da una qualche sorta di contratto solenne, anche se è certo che tra la massa della popolazione la monogamia è il modo secondo il quale uomini e donne convivono, e, benché la classe supe­riore abbia di solito molte donne, non sembra che la poligamia sia consentita ad altri che al re, mentre le altre [donne] sono senza dubbio destinate a fare le veci di più [mogli]. Non sembra peraltro di grande importanza che i matrimoni debbano costituire un legame rigido laddove tra i giovani i liberi rapporti dei sessi non vengono affatto considerati pecca­minosi bensì incoraggiati. Sembra che gli uo­mini in questi casi siano giudici e arbitri di ciò che va fatto, e spesso non spendono mol­to tempo in teneri corteggiamenti, circostanza che potrebbe ritenersi una grave violenza se da parte loro le donne non li favorissero con pronta condiscendenza.
Uomini e donne vanno in giro completamente nudi, e paiono avere scarsa conoscenza di quelle che noi chiamiamo tenerezze d'amore;  sembra piuttosto che ritengano innaturale re­primere un appetito infuso in essi dall'origine allo stesso fine della fame e della sete, per cui spesso ne fanno argomento di pubblica con­versazione o, cosa più indecente a nostro giu­dizio, si lasciano vedere mentre placano l'ar­dore della loro reciproca attrazione davanti agli occhi di molti spettatori [...]
[...] Gli uomini sono tinti da mezzo il ventre a circa la metà delle cosce di color blu scuro. Es­so si pratica, mediante quella che potremmo chiamare puntura o tintura, con un piccolo strumento d'osso piatto sottilmente dentellato e infisso su un manico. Questa sorta di pettine viene intinto nella miscela colorante, che si prepara con fuliggine di "dooedooe" [noci di aleurite], e lo fanno penetrare nella pelle [bat­tendolo] con un pezzo di bastone, talvolta fino a far sgorgare il sangue, lasciando in tal modo segni indelebili che neanche col tempo si cancellano. Con questo procedimento trac­ciano le linee e figure che la loro fantasia sug­gerisce, che talvolta sono molto eleganti per varietà e disposizione; poiché però questa pra­tica è generale, non si capisce se vada intesa come ornamento oppure semplicemente come ottemperanza a uno di quegli antichi costumi della cui istituzione in tempi successivi non si sa dare ragione soddisfacente. Le donne non hanno di queste decorazioni sul corpo, ma sovente hanno piccole linee o pallini sulle palme delle mani. Gli uomini sono tutti circoncisi o piuttosto supercisi, poiché l'operazione consi­ste solo nella recisione di un pezzetto del pre­puzio nella parte superiore, che in tal modo non copre più il glande, condizione a cui solo mirano dal momento che, come dicono, la si pratica meramente per ragioni di pulizia [...]